La Voce del Parroco

 

Carissimi,

chi, come me, ha già qualche anno alle spalle avrà riconosciuto nel titolo le parole di un canto di offertorio. Mi ha sempre colpito cantare la tua messa, la nostra messa. Se è nostra è anche un po’ mia...e questo è qualcosa di straordinario. Proprio pensando a questa espressione, vorrei iniziare un viaggio all’interno della celebrazione eucaristica per dare voce ad alcuni pensieri che passano nel mio cuore quando celebro la S. Messa. Non so quanto durerà questo viaggio, ma spero che condividere con voi un po’ del mio cuore possa aiutare ognuno di noi a riscoprire la bellezza (e la grandezza) dell’Eucaristia.

Sono prete da quasi 20 anni e ho potuto celebrare in importanti cattedrali (come il Duomo di Milano o la basilica di San Pietro); ho celebrato in chiese antiche (come la basilica di Agliate) o chiese moderne; ho celebrato in cappelle semplici e in piccole chiese di montagna. Ma ho anche celebrato in contesti meno usuali: in montagna di fianco a un torrente, sulla neve a 2000 metri, in un fresco bosco, su un balcone affacciato sul lago, al tramonto in riva al mare, su una spiaggia a mezzanotte con la luna piena. Ogni volta mi sono accorto di come nella Messa il Signore si faccia vicino a me, anche in contesti poco solenni, ma sempre dignitosi, senza cercare formalità ma accogliendomi così come sono, con la ricchezza di tutto quello che vivo nella mia giornata. A Messa arrivo con tutta la mia storia, la mia esistenza e ne esco arricchito con un dono di grazia che si riversa nella mia vita. 

Nella tua vita, la nostra vita: così continua il canto che ho citato prima.

Per questo non posso farne a meno. Per questo dico a chi non cerca l’Eucaristia: «è un vero peccato...non sai cosa ti perdi!»


Don Marco

 

 





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