IL MIO AMATO È MIO E IO SONO SUA

Carissimi,

ci sono personaggi nel Vangelo che sono passati alla storia perché il cammino della loro vita si è intrecciato con il cammino di Gesù.

Qualcuno è rimasto nell’anonimato, come quel tale, un giovane benestante noto come il giovane ricco, che un giorno ha avvicinato Gesù, ma poi si è allontanato da Lui triste perché incapace di lasciare i suoi beni per seguire il Messia.

Qualcun altro è ricordato col suo nome, come Pilato: un personaggio storico che probabilmente sarebbe passato nel dimenticatoi se, per alcune ore della sua vita, non si fosse trovato improvvisamente a dove decidere del destino di Gesù.

Eppure possiamo dire che questi personaggi non hanno incontrato Gesù; lo hanno semplicemente incrociato. Questo è il drammatico destino di alcuni uomini e donne che nonostante abbiamo trascorso ore o giorni con Gesù non lo hanno incontrato. Si sono trovati di fronte al dono più grande di Dio, il suo stesso figlio...eppure non hanno permesso che Cristo entrasse nella loro vita.

Al contrario il Vangelo ci parla anche di uomini e donne che, essendosi trovati di fronte al Signore, hanno fatto in modo che il semplice aver incrociato Cristo, diventasse un vero incontro.

La differenza non sta nella quantità di tempo trascorso col Signore. La differenza sta nel fatto che alcuni hanno voluto far entrare Gesù nella loro vita, hanno lasciato che l’amore di Dio, le parole di salvezza e i gesti dell’onnipotenza provocassero nella loro esistenza un cambiamento radicale.

Nello stendere un protocollo per la vita della nostra comunità vorrei allora mettere come primo punto l’incontro con il Signore.

La vita di una parrocchia rischia, qualche volta, di incrociare Gesù e non di incontrarlo. Certo Gesù è sempre presente, lo sappiamo bene. Non si dà una parrocchia senza la fede. Ma il rischio è che, qualche volta, Gesù sia lo sfondo della vita ecclesiale e non il centro.

Il 23 febbraio 2020 improvvisamente abbiamo dovuto cancellare centinaia di incontri e di riunioni che erano state ben fissate nei calendari parrocchiali. Improvvisamente ci siamo trovati vuoti, senza più impegni senza l’affanno del fare; l’unica cosa che ci è rimasta è stata la preghiera. È stato così che, forse, abbiamo potuto ritrovare il centro di tutto: Gesù. 

Ecco allora un punto indispensabile per ripartire: incontrare Gesù. E il tema dell’incontro con Gesù mi permette di suggerire questi passaggi:

1. Dobbiamo amare il silenzio, l’ascolto della Parola, i momenti di ritiro: sono il segno di una comunità che cerca l’intimità con il suo Signore e che non si accontenta del minimo indispensabile, ma cerca sempre più occasioni per stare con Lui. Torneremo a vivere un po’ più numerosi alcuni appuntamenti che già erano stati proposti e che riproporremo?

2. Dobbiamo essere uomini e donne che sanno celebrare Dio: ci è mancata tanto la preghiera comunitaria. Sapremo partecipare al dono ritrovato dell’Eucaristia con l’intensità del cuore e della mente? Saremo capaci di trasformare le nostre liturgie dando loro la forza di un linguaggio gioioso, magari un po’ inedito, che intercetti il cuore dell’uomo di oggi per annunciare la bellezza di stare con Gesù?

3. Dobbiamo essere cristiani non perché ogni tanto incrociamo Gesù, ma perché lo incontriamo ogni giorno, lasciando che la sua voce parli alla nostra vita. Sapremo abbandonare l’umana paura che Dio ci privi di qualcosa per custodire l’innato desiderio di felicità che solo Gesù può soddisfare in pieno se, però, gli permettiamo di occupare il posto che merita nella nostra vita, lasciandoci riempire dal suo amore?

4. Dobbiamo raccontare la fede. Sapremo dire agli altri, anche e soprattutto ai giovani, la verità del nostro credere non con formule scontate ma con l’esempio di una vita realmente  trasformata dalla sua presenza, con l’entusiasmo di chi si lascia nutrire dall’amore infinito di Dio? 

Ogni protocollo presenta le sue difficoltà e questo primo punto non è facile; ma lo ritengo indispensabile per riportare nel nostro mondo il buon profumo di Cristo.
 

Don Marco